Bici, musica, computer e dintorni

lo dice il titolo stesso…

Ricordi, ricordi…

Pubblicato da jenga su 19 Agosto 2008

Leggo sul forum di Zeus News questo bel post, che avevo ricevuto anche io tempo fa via email.

Tutte cose che personalmente ricordo!

Noi che giocavamo a ‘Indovina Chi?’ e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
Noi che giocavamo a Forza 4.
Noi che giocavamo a ‘Merda’ con le carte.
Noi che ‘Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly e Mark Lenders…’
Noi che guardavamo ‘La Casa Nella Prateria’,'Candy Candy’ e ‘Giorgie’ anche se mettevano tristezza.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
Noi che la merenda era la girella e il Billy all’arancia.
Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
Noi che giocavamo col Super Tele perchè il Tango costava ancora 5 mila lire e.. ’stai sicuro che questo non vola…’
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile.
Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine e sui muri.
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu,nero,argento e verde con l’interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty ed eri un figo della Madonna!
Noi che la penitenza era ‘dire fare baciare lettera testamento’.
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo ‘Parco della Vittoria’ e ‘viale Dei Giardini’.
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era l’amico in casa.
Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita, poi la bella, poi la bella della bella.
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città… (la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l’album Panini.
Noi che avevamo il ‘nascondiglio segreto’ con il ‘passaggio segreto’.
Noi che ci divertivamo anche facendo ‘Strega comanda colori’.
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
Noi che al cine usciva un cartone animato ogni dieci anni e vedevi sempre gli stessi tre o quattro (di Walt Disney).
Noi che sentivamo i 45 giri nel mangiadischi e adesso se ne vedi uno in un negozio di modernariato tuo figlio ti chiede cos’è.
Noi che le barzellette erano ‘Pierino’, ‘il fantasma formaggino’ o ‘un francese, un tedesco e un italiano’.
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c’era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
Noi che andavamo a letto dopo il carosello.
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercurocromo e più era rosso più eri figo.
Noi che la Barbie aveva le gambe rigide.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli e tornavamo da soli.
Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che il ‘Disastro di Cernobyl’ voleva dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c’era Happy Days.
Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica Halloween.
Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
Noi che abbiamo avuto le tute lucide che facevano troppo figo.
Noi che l’unica merendina era il Buondì Motta e mangiavamo solo i chicchi di zucchero sopra la glassa.
Noi che all’oratorio le caramelle costavano 50 lire.
Noi che si suonava la pianola Bontempi.
Noi che la Ferrari era Alboreto, la McLaren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet, la Benetton Nannini e c’era la Tyrrell a 6 ruote!!!
Noi che guardavamo allucinati il futuro con Spazio 1999 Base Lunare Alpha.
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars.
Noi che nei mercatini dell’antiquariato troviamo i giocattoli di quando eravamo piccoli e diciamo “guarda, te lo ricordi?” ” e poi sentiamo un nodo in gola
Noi che le mamme mica ci hanno visti con l’ecografia.

Probabilmente in questi giorno ho diversi attacchi di “malinconite”… che ci volete fare?
Forse perchè (citando Marcolino che cita Shiller)

Quelli che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo

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[Dal passato] Il primo viaggio in Slovenia - 1994

Pubblicato da jenga su 15 Agosto 2008

Dai meandri della mia scrivania, ho recuperato un vecchio organizer, con dentro alcune pagine scritte, piene di ricordi e di fotografie “antiche”.
Vi trascrivo il “Diario di Viaggio” della mia prima esperienza in Slovenia, in un campo profughi a Maribor, nel lontano 1994 (almeno credo… non ne sono sicuro al 100 %)

Protagonisti gli amici di allora (e di adesso!) Bortolo, Christian (ai tempi soprannominato Cow-Boy, o come lo scrivevano i ragazzi del campo Cao-Boi) e Omar, e i compagni di viaggio non più rivisti, Nerone (che non si chiamava Nerone, ma non mi ricordo il nome), Monica e Marcello (quanto sei bello…).

Lo riporto così come era scritto, da un ventenne un po’ idiota e sgrammaticato!

Buona Lettura!

Italia - Slovenia (ce l’hai senza ritorno!)

11/4
Si parte! Il Cow-Boy, si è fatto aspettare 15 minuti, Nerone, invece, solo 30, così siamo partiti alle 16:00 da Bergamo.

12/4
Resoconto del viaggio di ieri…
Bergamo - Tarvisio: niente da segnalare…
Frontiera Italia - Austria: tutto bene, passiamo senza problemi
Klagenfurt: circa 10 km prima di questa città, Nerone si accorge di essere a corto di NASTA, procediamo a 2 km/h. Giungiamo ad un benzinaio chiuso. Nerone si ferma e vanno con la macchina di Omar da un benzinaio krucco che non vuole le lire, vanno da un altro che le prende ma ha un cambio “particolare”.
Dopo 1 ora circa per il rifornimento ripartiamo.
Frontiera Austria - Slovenia: La Monica non ha la carta verde per la sua macchina: lo sloveno fa 10000 questioni perchè non sa compilare il modulo per sostituirla; telefona ovunque e dopo circa 50 minuti ci lascia con una multa di tanti soldi…
Però dopo, dai finanzieri, ci perquisiscono la macchina (non quella di Omar, quella di Nerone) e gli trovano i due computer che sta trasportando per lasciarli al campo. Risultato: i computer li tengono gli sloveni, se li rivolete, PAGARE!
Bortolo pensa: telefoniamo all’hotel; risponde il fax - a monte (è circa mezzanotte e mezza)…

Ripartiamo, e dopo dieci minuti la policija ferma Nerone facendoci perdere altri dieci minuti.

All’1:30 giungiamo finalmente a Maribor; il sito è grande, e l’hotel non si trova; giriamo circa un ora, depistati da vari passanti che non sono d’accordo sulle indicazioni.
Alla fine prendiamo due in camporella che ci conducono all’ “hotel”: CHIUSO.

Suoniamo e risuoniamo: tutto tace.
Nel frattempo a Nerone si è rotto il finestrino destro, o meglio, il motorino del finestrino.
Risultato: fa un po’ freddo nella sua macchina.

Decisione: andiamo in centro in un “bar” a tirare mattina. NON CE N’E’ UNO APERTO!!

Torniamo all’hotel e qui DECISIONE ATROCE: dormiamo in macchina!
Ore 2:30: Buona nottem anzi LAKU NOC!!

12/4 Mattino

Dopo una “stupenda” dormita, ci alziamo alle 7:00 circa; Bortolo scende dall’auto con un urlo barbarico e parte di corsa per sgranchirsi le gambe. Tutti lo guardano malissimo, ma lui non si scompone.
Arriva un tipo in auto che ci dice che sta aspettando 7 italiani (NOI) che non arrivano; fatte le dovute presentazioni ci dice che abbiamo sbagliato campanello: se suonavamo l’altro, rispondevano. reprimiamo la tentazione di picchiarlo e prendiamo posto nelle camere.

Io e Cristian (Cow-Boy) tentiamo di alzare il finestrino rotto: Marcello ci ha dormito di fianco ed ha una gamba congelata tipo Findus. Dopo aver smontato tutta la portiera troviamo un filo staccato. Contatto: era lui il vile, il finestrino viene chiuso e “siliconato” e si arrangerà poi l’elettrauto.

Alle 8:30 facciamo colazione e poi andiamo al luogo dell’appuntamento: il “Grande Incrocio” con la pompa di benzina (già visto durante le nostre peregrinazioni notturne), sperando sia quello giusto! Facciamo il pieno e attendiamo Moiza e Goldrake (i nostri contatti). Inganniamo il tempo facendo due tiri a pallavolo.
Alle 9.30 circa ci si avvicina una donna e ci spiega che lei è l’assistente sociale del campo (Alika?) e che Moiza arriva alle 10:00; da un breve dialogo apprendiamo che:

  • nel campo ci sono un sacco di profughi (circa 700)
  • il direttore è un tedescone rompiscatole
  • W l’Italia!

Alle 10:10 arriva Moiza, andiamo al campo, e incontriamo il direttore (che sembra meglio di come l’ha descritto l’assistente sociale) e abbiamo una lnga discussione con lei (Alika? Alikeroika? Boh).

Conosciamo alcune ragazze che la aiutano con i bambini: Aida (!), sua sorella che non mi ricordo il nome e Saniela. ci mostrano l’ASILO, una stanza in una cantina (con odore di, come dire? urea putrefatta) e conosciamo anche una tusa che sarà l’interprete (e che ha un nome impronunciabile).
Notiamo inoltre che l’assistente sociale è molto amata dai bambini e che c’è anche un dottore (anzi dottoressa).
Moiza e Goldrake si congedano. Andiamo a pranzo: minestrina (eh, ci voleva) e basta.

Torniamo all’hotel per dormire. Invece no, ci mettiamo a giocare a pallavolo, rompiamo un pallone, pensiamo ad alcuni giochi da fare con i bambini e i ragazzi, facciamo una partitina a ole e a calcio e poi tutti a nanna (dopo una bella doccia).

Fine, il resto non l’ho mai scritto, ma ce ne sarebbero state da raccontare: gli agguati di Bortolo fuori dalle porte con un bicchiere d’acqua in mano, le partite di calcio con Cristian in anfibi a spaventare l’avversario, la storta di Omar, costretto al rientro anticipato, il viaggio di ritorno del sottoscritto con Monica e Marcello con tappa a Trieste… per non parlare delle successive spedizioni con camion e camioncini (e delle multe che abbiamo preso!), di Padre Bernard, della pasta scotta, dei talleri, degli “dai, Viso, spàca ol mèla” (spacca il mille), del Crést (quella statua, quante ne ha viste!), del finestrino sopra il bagno (maiali), della Jeep di Viso, della neve, delle uscite notturne, dei rientri mattutini, e del capodanno passato in piazza…

Ah, queste foto non sono del primo viaggio, appena trovo quelle vere, le metto su!

Che ricordi ragazzi, e che esperienze, toccanti e forti, che sicuramente hanno segnato (in modo più o meno profondo) tutti quelli che si sono avvicendati nelle stanze di Padre Bernard (eh, si, solo la prima spedizione è stata in albergo).
Adesso basta, che se no piango sul serio!

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Ed è RECORD!

Pubblicato da jenga su 24 Luglio 2008

Grazie grazie grazie a tutti!
Il giorno del mio 35° compleanno il blog ha avuto un impennata nelle visite, come potete vedere nelle immagini allegate!

Di nuovo grazie!!

Numero massimo di visite

Numero massimo di visite

GRafico delle visite al blog

Grafico delle visite al blog

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Oggi è il mio compleanno!

Pubblicato da jenga su 23 Luglio 2008

Oggi compio 35 anni.

Grazie a tutti gli amici che mi verranno a fare visita per battere il record di visite in un solo giorno!

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Riapre IMSLP

Pubblicato da jenga su 18 Luglio 2008

Per i musicisti questa non può che essere una buona notizia: dopo la chiusura imposta da una casa editrice, il sito del IMSLP (cioè l’ International Music Score Library Project) ha riaperto a fine giugno!

Per tutti quelli che cercano una partitura di pubblico dominio, questa è la pagina principale da cui partire!

Grazie al blog di Mauro, ho saputo della riapertura!

Il sito è:
http://imslp.org/

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Un giovane bergamasco in calabria

Pubblicato da jenga su 4 Giugno 2008

Copio incollo questo articolo tratto dal quotidiano Bergamo&Bergamo (Qui la versione che ho utilizzato) che narra le gesta di un grandissimo parrese!

Vinci sei un mito!!

Missione di un giovane figlio di Monfort
dal quotidiano Bergamo&Bergamo

La bella storia di un padre bergamasco della Congregazione dei Monfortani, in missione in Calabria:”In Aspromonte per amore dei giovani”
Era stato in Africa per 11 anni ma prese la malaria e fu rimpatriato dopo essere andato in coma. Ha fondato un oratorio nella Locride e ora è amato e stimato da tutti

Servizio di Vincenzo Brancatisano

S. Agata del Bianco (RC) - A uno che parte dalla Val Seriana facendosi 1.500 chilometri con appresso la porta del proprio pollaio, voi, lassù a Bergamo, dareste del matto. Ma quaggiù, a S. Agata del Bianco, gli diedero del pazzo perché una volta insediatosi nella parrocchia locridea, quattro anni or sono, il don se ne uscì con una battuta che volle dire provocazione: “Niente nastri in processione”, azzardò il provocatore. E intendeva questo: le processioni agostane inscenate in onore della santa patrona non sarebbero state più un bieco strumento di raccolta fondi da usare per la festa civile. “È una questione di onestà – tuona lui – Che se li paghi la Pro Loco i fuochi d’artificio e i cantanti, ma che si lascino in pace i santi”. Altro che fuochi d’artificio: l’arrivo di don Vincenzo Troletti è stato un uragano di vita per la piccola comunità calabrese. Per bambini e ragazzi, per adulti e famiglie, l’oratorio che prima non c’era, e che ora c’è grazie a lui, rappresenta un’opportunità preziosa per tutti un sasso lanciato nello stagno di un paesino che certo abbonda di umanità e di generosità, di intelligenze e di laboriosità, ma dove la libertà e la socialità dei giovani non rientrano sempre tra le priorità garantite. Superate le prime diffidenze, i ragazzini si sono avvicinati all’oratorio, con loro le ragazzine (fatto rivoluzionario….). Ancora più rivoluzionaria la presenza degli anziani: l’ultimo dell’anno è stata Cecilia, 92 anni, ad andare a casa per ultima, all’alba. Ed è sugli anziani che si concentrano gli attuali sforzi del padre bergamasco, ora che i giovani sentono l’oratorio come casa propria, ora che è sufficiente che passi uno, apra, accenda la stufa e dica “prepariamo una cena” e così ci si ritrova in trenta attorno a un tavolo a parlare fino a tardi. Ma non è stato facile. Là, dove ora c’è un prato verde, quello dell’oratorio, quattro anni fa c’era una discarica. Di fianco, sorgeva una piccola struttura pubblica in via di smantellamento. L’idea del don fu quella di utilizzarne i mater iali di scarto. “Mentre loro buttavano noi raccoglievamo…”, rammenta. E mentre si raccoglievano porte e finestre, ferro e mattoni, tegole e maniglie, con quegli stessi materiali veniva pian piano su un edificio che ora è il fiore all’occhiello della zona: la porta del pollaio bergamasco (una bella porta a vetri, peraltro) è stata montata in uno degli ingressi secondari. Grande fu la solidarietà delle famiglie (“ci portavano il pranzo sul cantiere”), meno grande quella del Comune (“Ci ha solo consentito di allacciarci gratis alle fognature…”). Una grande sala fa oggi da cucina affollabile. Poi le stanze, i bagni con docce in serie, la sala lettura e giochi. Il video. Dalle grandi finestre si domina quella che fu la casa dello scrittore Saverio Strati, premio Campiello 1977 per Mondadori con “Il selvaggio di Santa Venere”, ambientato in paese. Da qui si domina un paesaggio mozzafiato con uno Ionio imponente che sembra (e che è) a portata di mano, e che si staglia, azzurrissimo, su una distesa di querce e ulivi secolari, imbruttito solo dalla disarmonica crescita urbanistica tipica di queste parti. Alle spalle, l’immenso bosco di Campolico, fitto fitto di pini e abeti, che conduce in Aspromonte. Il sole batte forte su queste case e sull’unico pannello solare del paese (non si fa fatica a immaginare su quale stabile sia esso installato…). In tutta la provincia di Reggio se ne conteranno alcune decine, eppure il sole di qui basterebbe a riscaldare acqua gratis per tutti, e in tutte le stagioni. Come quella che sgorga, quasi fumante, dai rubinetti dell’edificio.L’oratorio (“preferisco definirlo laboratorio”)ospita periodicamente una sorta di consultorio per donne, alcune delle quali hanno trovato per la prima volta una psicologa o una ginecologa con cui confrontarsi. I ragazzi scrivono articoli su un giornalino che circola in paese e anche gli adulti li imitano: significativo per un paese che non ha mai avuto un’edicola, aggiunge il padre. Tutti gli vogliono bene. A gennaio qualcuno rubò il suo portatile . A sua insaputa in pochi giorni la gente, offesa dal gesto, raccolse oltre 4 milioni e gli fu regalato uno nuovo di zecca. Spesso durante l’anno i giovani volontari di Parre, che hanno lavorato sodo nella costruzione dell’edificio, e che qui fanno campi estivi, scendono per stare con i nuovi amici. Che sia sbocciato qualche amore (transpadano)? Lui non si sbottona e pensando agli amici bergamaschi scherza: “Certo, non riesco più a disfarmene…”. Box

“Mi piace pensare a questo laboratorio come a una opportunità che se uno vuole può utilizzare”. Padre Vincenzo Troletti ha 42 anni, è nato a Clusone ma viveva a Parre, dove ha lasciato una mamma e sei tra fratelli e sorelle e dopo una vita trascorsa in Africa. Prima che la sua Congregazione dei Monfortani lo inviasse nella Locride, era stato 11 anni nel Malawi: una parrocchia comprensiva di 35 chiese, 25 scuole, 4 laghi, tante zanzare. Fu subito malaria, che lo cacciò due volte in coma. Rimpatriato per motivi di salute (“ma ora mi sento un fiore”), scelse la parrocchia di S.Agata, un piccolo comune di poche centinaia di famiglie, confinante con Caraffa del Bianco, Samo e Casignana. Sulla costa, a 9 chilometri sorge la cittadina di Bianco: qui lui condivide un alloggio con un altro religioso. Il centro che ha creato è un punto di riferimento per giovani e adulti. Si vede che è contento della scelta, che sacrificherebbe solo con una (improponibile) ripartenza per l’Africa. Durante l’intervis ta alcuni ragazzi scaricano in cucina alcuni chili di pomodori grandi e grossi come la tavolata che verrà anche stasera. È orgoglioso, il padre, delle piccole grandi cose che ha fatto per i giovani di S.Agata. Ma ripensando a quelle cose si mette a ridere e mi offre una sigaretta. Dice: “Non sono cose che doveva fare un prete. Ma visto che nessuno le faceva …”. [vi.bra.]

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Congratulazioni!

Pubblicato da jenga su 17 Aprile 2008

Per un mito che se ne va, una nuova vita che inizia: oggi è nata Veronica, la bimba di Diego e Elena.

Congratulazioni!!

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Contrappunti Critici

Pubblicato da jenga su 10 Aprile 2008

Non potevo non linkarlo, il blog di Mauro Ghilardini, nonché marito di Katya:

Contrappunti Critici
Analisi musicale, studio sul canto umano, prassi musicale dall’Opera al Metal ed altre amenità pseudo-artistiche…

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