La peggiore sul Brembo

Come ogni anno da quando ho iniziato a correre con costanza e un po’ di serietà, il 6 gennaio è il giorno della Mezza sul Brembo.
È una gara che mi piace molto per l’organizzazione: 5 metri dopo l’arrivo si entra nel palazzetto del CUS, dove si trova deposito borse, ristoro e docce calde.

Il percorso non è dei più veloci, ci sono diversi saliscendi ma soprattutto un antipatico cavalcavia sopra l’autostrada esattamente al 18° chilometro e da li in poi la strada è tutta in leggera salita e quasi sempre contro vento, ragionper cui gli ultimi 3 km sono spesso il “colpo di grazia” per chi arriva al limite.

Quest’anno l’ho fatta solo per onor di firma: ho corso molto poco sia a novembre che a dicembre, e ho iniziato gennaio con qualche velleità in più. Due giorni prima ho fatto 15 km con salite e discese importanti, quindi le gambe erano già abbastanza cotte.
Non mi stupisco quindi della mia peggior prestazione di sempre in Mezza Maratona, 2 ore e 3 minuti scarsi.

Prima o poi il “Personal Worst” arriva… cerco che sono ben lontano dalla mia miglior forma, con 15 minuti in più sul cronometro… ma il 2015 vedrà la mia riscossa. Obiettivo stagionale è far bene la Sarnico – Lovere, e qualche buona mezza, visto che per il sogno impossibile della GTO è troppo presto…

Riflessioni di fine anno sulla ISS

Chiudo il 2014 su questo blog augurando buon anno ai miei fedeli lettori e lasciandovi con due riflessioni nate guardando cosa fanno gli astronauti sulla ISS.

Riflessione #1

MissionControlIeri stavo guardando lo streaming in diretta dalla Stazione Spaziale Internazionale trasmesso QUI.

Durante la diretta si possono sentire le comunicazioni tra controllo missione a terra e stazione spaziale, spesso in inglese ma a volte anche in russo. Ogni tanto c’è anche una “voce narrante” che riassume quello che stanno facendo gli astronauti in quel momento (specialmente quando non si vede nessuno nel video) e cosa sta succedendo a bordo e a terra.

Ieri mi sono stupito nell’ascoltare la diretta (in inglese), perché mi sono reso conto che il controllo missione a terra stava dando istruzioni a un astronauta (credo fosse l’ingegnere di volo Elena Serova) su come riavviare un sottosistema della ISS per aggiornarne il software.

Sembravano le telefonate che capitano a me in ufficio, fatte però da terra verso un oggetto volante a 400 km di altitudine:
Controllo Missione: “adesso tenendo premuto il tasto F12 sulla tastiera, riavvia il sistema finché compare una richiesta di input sullo schermo”

Astronauta: “ho riavviato e il display mostra il seguente messaggio: ‘errore [non mi ricordo il testo esatto…]’, sto continuando a tener premuto F12″

Controllo Missione: “Ok, saremo da te fra poco con delle istruzioni”

Astronauta: “Copiato” [che significa “ho capito” nel gergo delle comunicazioni radio]

Io credo che la preparazione media di un astronauta in termini di capacità informatiche sia molto più elevata della preparazione media di uno dei miei utenti in ufficio, per cui mi ha fatto sorridere il modo in cui venivano date le istruzioni e la apparente incapacità dell’astronauta nel fare qualche azione autonoma (me la immagino che è li ancora con F12 premuto…).
Ma probabilmente funziona proprio così: in queste situazioni l’iniziativa personale potrebbe persino essere pericolosa, per cui tutti si attengono scrupolosamente alle istruzioni!

Riflessione #2

ISS_VideoSempre ieri sera, a casa ho preso il mio smartphone e ho mostrato a mio figlio di 8 anni la diretta streaming dalla ISS: si vedeva un astronauta sullo sfondo che stava evidentemente mangiando, poi è “passata” Samantha Cristoforetti fluttuando a piedi in avanti, si è agganciata a un maniglione, ha preso alcune cose da un “cassetto” ed è tornata indietro da dive è venuta, sparendo nella parte bassa dell’inquadratura.

Mentre spiegavo a mio figlio che gli astronauti “volano” perché sono in assenza di gravità, che il concetto di “sotto” e “sopra” sulla ISS è praticamente insensato, e che probabilmente se non ti rendi conto che stai ruotando su te stesso puoi facilmente perdere l’orientamento nella stazione, mi ha folgorato questa cosa:

Sto guardando in diretta quello che succede a 400 km nello spazio dallo schermo di un telefonino.

Non vi sconvolge questa cosa? Rileggetela un attimo:

Sto guardando IN DIRETTA quello che succede A 400 KM nello spazio dallo schermo DI UN TELEFONINO

Pensate a quanta tecnologia, ricerca, lavoro, sudore, menti e cervelli ci sono dietro questa semplice frase…

AstroSamantha e le dirette TV

Domenica 23 Novembre, ore 21:40
Sto cercando qualche canale che trasmetta la diretta del lancio della Soyouz con a bordo la prima astronauta italiana, Samantha Cristoforetti. Sto già disperando, quando approdo su Rai News 24. E la diretta C’E’!
Il primo pensiero è stato “che bello almeno su un canale di notizie fanno la diretta del lancio”. Non male.
La scienza (in generale) difficilmente approda in TV. Certo, su un canale di notizie, non sulla rete principale, ma è già qualcosa.
Mi godo le immagini, il racconto della giornata prima del lancio, la storia del pupazzetto (il pupazzo di neve di Frozen, appeso nella capsula Soyouz) che fa da indicatore dell’accelerazione, le “semplificazioni” eccessive dei due commentatori e qualche strafalcione (“la navetta sarà sottoposta a una forza di gravità di 3,6 g…” ripetuto varie volte… ehm, non è gravità… è accelerazione!)…
Certo, avrei preferito il commento dei tre ex astronauti italiani (Parmitano, Nespoli e Guidoni) che si prendevano anche un po’ in giro tra loro (non ricordo chi dei tre ha detto “Ecco Samantha che ESCE la bacchetta per premere i pulsanti” e un altro “ESCE la bacchetta? Ma che italiano è?” “Zitto tu, io sono capitano e posso dire quello che voglio”…), ma tutto sommato le immagini del lancio e delle prime fasi del volo parlavano da sole e i commentatori sono persino bravi, costretti a usare termini semplici e a semplificare i concetti.

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Dona le tue vecchie scarpe

Segnalo con piacere questa bella iniziativa di Brooks in collaborazione con Puro Sport e Katutura Project:

SCARPE DA DONARE E GAMBE PER CORRERE: BROOKS SOSTIENE IL PROGETTO KATUTURA

Con la Brooks Nightlife di Zanè prende il via il Katutura Project, l’attività benefica per raccogliere scarpe per gli abitanti della baraccopoli alle porte di Windhoek, in Namibia.
L’olimpico del triathlon Alessandro Fabian testimonial d’eccezione

Brooks Katatura Project 01Portare un sorriso dove ce n’è più bisogno. Parte lunedì 24 novembre il Katutura Project, realizzato in collaborazione con Brooks, azienda leader nel settore del running e con la Federazione Italiana Triathlon. L’iniziativa vuole coinvolgere tutti gli appassionati di running, per unire al piacere della corsa l’impegno verso chi ha più bisogno. Come? Raccogliendo le scarpe da corsa, che spesso si cambiano dopo due o tre mesi di utilizzo, per regalarle agli abitanti di Katutura, nel cuore della Namibia.

Volto dell’iniziativa del 24 novembre è infatti Alessandro Fabian, triatleta olimpico italiano del team Brooks, che proprio nei pressi di questo villaggio passa diversi mesi ogni anno per la sua preparazione atletica. Il primo appuntamento per la raccolta benefica sarà appunto lunedì 24 novembre, a partire dalle ore 18.30, in occasione di una serata Brooks Nightlife organizzata in collaborazione con il punto vendita Puro Sport, a Zanè (Vicenza).

Nato da una idea di Sergio Contin, allenatore di Alessandro Fabian, il progetto si propone di raccogliere le scarpe che non si utilizzano più per portarle nel mese di gennaio a Katutura, un quartiere periferico di Windhoek, capitale della Namibia. “Katutura Project nasce da un’idea sviluppata nel corso dei miei viaggi in Namibia, posto nel quale da diversi anni vado in ritiro con la Federazione Italiana Triathlon per gli allenamenti in altura” racconta Sergio Contin. “Ho iniziato a raccogliere capi d’abbigliamento, giocattoli e accessori dei miei figli e a portarli in Africa a chi, forse, poteva davvero averne bisogno. In quel contesto mi son reso conto che quanti più soggetti avrei potuto coinvolgere in quest’attività tanto meglio avremmo potuto fare a quelle persone”.

Brooks Katutura Project 02L’area di Katutura è sorta verso la fine degli anni ’50, per raccogliere tutti gli abitanti di colore della città. Si tratta di una zona estremamente povera, dove scarseggiano tutti i beni di prima necessità. Spesso, le scarpe da running vengono cambiate quando cominciano a essere un po’ “scariche”, ovvero dopo appena qualche mese di utilizzo. Ma se non possono più garantire prestazioni ottimali per un runner, possono macinare ancora tantissimi chilometri, e far felice chi non può permettersi nemmeno un paio di scarpe.

“Siamo molto felici di supportare il progetto Katutura fin dai suoi primi passi e di poter unire la sana passione per la corsa a un’iniziativa in grado di aiutare diverse centinaia di persone dall’altro capo del mondo”, afferma Marco Rocca, direttore Marketing di Brooks Italia.

Un evento unico, un’occasione non solo per fare del bene ma anche per correre insieme a Brooks e ad Alessandro Fabian in totale sicurezza, grazie alle scarpe e all’abbigliamento Brooks Nightlife, protagonisti della serata. Tutti i partecipanti avranno infatti la possibilità di provare i capi della linea tecnica Nightlife, perfetta per correre anche nei mesi invernali o nelle serate più scure, perché lo stile inconfondibile, i colori accesi e gli ampi inserti rifrangenti rendono i runner estremamente visibili, oltreché innegabilmente fashion.

Lunedì 24 novembre 2014

Ore 18.30

C/o Centro Socio Culturale

Piazzale Aldo Moro – Zanè (Vicenza)

Tutti i dettagli su www.brooksrunning.it e www.sergiocontin.com