Che male fa diffondere una catena di Sant’Antonio?

Siccome ogni giorno mi trovo tra le mani (o tra le p@lle, che dir si voglia) almeno un paio di mail di catene di S. Antonio, inoltratemi da qualcuno che mi chiede “Ma sarà vero?”, e che ogni giorno mi sento dare del rompiscatole (o peggio), ho deciso di non rispondere più a queste email.

Passo per rompicoglioni e la gente non capisce… per cui amici cari, restate nell’ignoranza!

Se volete uscire dal baratro della mancanza di cultura bufalesca, andate sul sito apposito di Paolo Attivissimo, mitico sbufalatore (se ignorate l’uso di Google, cliccate QUI)

Riporto solo il “decalogo in 7 punti” sempre tratto dal sito di Paolo:

Ma che male fa diffondere una catena di Sant’Antonio?

Tanto.

  • Quelle che parlano di sostanze tossiche presenti nei prodotti più disparati danneggiano le aziende che li producono: questo significa danneggiare inevitabilmente anche i loro lavoratori.
  • Diffondere una bufala vi fa fare la figura degli ingenui che abboccano a qualsiasi storia senza prendersi la briga di verificarla e senza neppure chiedersi se sia plausibile.
  • Le catene spedite dal posto di lavoro vi possono costare il lavoro! Spesso i programmi di posta aggiungono automaticamente in coda a ogni messaggio il nome del mittente e quello dell’azienda o dell’istituto presso il quale lavora il mittente. Il risultato è che una catena spedita dal posto di lavoro sembra “autenticata” dall’azienda/istituto, che difficilmente gradisce che il proprio nome venga abusato da un dipendente e associato a una bufala.
  • La diffusione di false notizie può portarvi in tribunale. Sono a conoscenza di almeno un caso in Italia in cui l’incauta diffusione di un appello ha avuto conseguenze legali per chi l’ha fatto circolare. Non posso dare dettagli perché mi è stato chiesto di non darli proprio per evitare ulteriori danni alle società e alle persone coinvolte.
  • Quelle autentiche che contengono appelli per curare persone malate spesso proseguono per anni dopo la morte della persona citata. Di conseguenza, i familiari continuano per anni a ricevere offerte di aiuto che non solo sono assolutamente inutili, ma ricordano loro ogni giorno la scomparsa di una persona cara. Voi come vi sentireste, se ogni mattina vi chiamassero in tanti al telefono per chiedervi come sta vostra figlia morta di leucemia?
  • Grazie all’inesperienza degli utenti della Rete, le catene viaggiano con centinaia di indirizzi di e-mail al seguito. Gli spammer (i pubblicitari-spazzatura di Internet) usano queste catene per raccogliere indirizzi a cui mandare la loro assillante pubblicità più o meno pornografica, virus e compagnia bella. Se partecipate a una catena di sant’Antonio, anche il vostro indirizzo finirà nelle liste degli spammer.
  • Questi messaggi diventano spesso enormi (150 K e passa) a furia di accumulare indirizzi in coda. Questo significa che ci vuole tempo per scaricarli, e il tempo è denaro, per chi si collega a Internet con il telefono o il cellulare. In altre parole, spedire catene di sant’Antonio costa: costa a chi le riceve oltre che a chi le manda.
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Un pensiero su “Che male fa diffondere una catena di Sant’Antonio?

  1. sono pienamente d’accordo… la cosa che fa più ridere sono gli ultimatum in fondo alla mail: “se non invii questa mail ad almeno 150 persone in 20 minuti avrai 70 anni di sfiga”… bel po’… io ne ho già accumulati almeno qualche centinaio… e non me ne frega assolutamente niente!!!
    ciao
    tua cara nipotastra romualda

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