Un giovane bergamasco in calabria

Copio incollo questo articolo tratto dal quotidiano Bergamo&Bergamo (Qui la versione che ho utilizzato) che narra le gesta di un grandissimo parrese!

Vinci sei un mito!!

Missione di un giovane figlio di Monfort
dal quotidiano Bergamo&Bergamo

La bella storia di un padre bergamasco della Congregazione dei Monfortani, in missione in Calabria:”In Aspromonte per amore dei giovani”
Era stato in Africa per 11 anni ma prese la malaria e fu rimpatriato dopo essere andato in coma. Ha fondato un oratorio nella Locride e ora è amato e stimato da tutti

Servizio di Vincenzo Brancatisano

S. Agata del Bianco (RC) – A uno che parte dalla Val Seriana facendosi 1.500 chilometri con appresso la porta del proprio pollaio, voi, lassù a Bergamo, dareste del matto. Ma quaggiù, a S. Agata del Bianco, gli diedero del pazzo perché una volta insediatosi nella parrocchia locridea, quattro anni or sono, il don se ne uscì con una battuta che volle dire provocazione: “Niente nastri in processione”, azzardò il provocatore. E intendeva questo: le processioni agostane inscenate in onore della santa patrona non sarebbero state più un bieco strumento di raccolta fondi da usare per la festa civile. “È una questione di onestà – tuona lui – Che se li paghi la Pro Loco i fuochi d’artificio e i cantanti, ma che si lascino in pace i santi”. Altro che fuochi d’artificio: l’arrivo di don Vincenzo Troletti è stato un uragano di vita per la piccola comunità calabrese. Per bambini e ragazzi, per adulti e famiglie, l’oratorio che prima non c’era, e che ora c’è grazie a lui, rappresenta un’opportunità preziosa per tutti un sasso lanciato nello stagno di un paesino che certo abbonda di umanità e di generosità, di intelligenze e di laboriosità, ma dove la libertà e la socialità dei giovani non rientrano sempre tra le priorità garantite. Superate le prime diffidenze, i ragazzini si sono avvicinati all’oratorio, con loro le ragazzine (fatto rivoluzionario….). Ancora più rivoluzionaria la presenza degli anziani: l’ultimo dell’anno è stata Cecilia, 92 anni, ad andare a casa per ultima, all’alba. Ed è sugli anziani che si concentrano gli attuali sforzi del padre bergamasco, ora che i giovani sentono l’oratorio come casa propria, ora che è sufficiente che passi uno, apra, accenda la stufa e dica “prepariamo una cena” e così ci si ritrova in trenta attorno a un tavolo a parlare fino a tardi. Ma non è stato facile. Là, dove ora c’è un prato verde, quello dell’oratorio, quattro anni fa c’era una discarica. Di fianco, sorgeva una piccola struttura pubblica in via di smantellamento. L’idea del don fu quella di utilizzarne i mater iali di scarto. “Mentre loro buttavano noi raccoglievamo…”, rammenta. E mentre si raccoglievano porte e finestre, ferro e mattoni, tegole e maniglie, con quegli stessi materiali veniva pian piano su un edificio che ora è il fiore all’occhiello della zona: la porta del pollaio bergamasco (una bella porta a vetri, peraltro) è stata montata in uno degli ingressi secondari. Grande fu la solidarietà delle famiglie (“ci portavano il pranzo sul cantiere”), meno grande quella del Comune (“Ci ha solo consentito di allacciarci gratis alle fognature…”). Una grande sala fa oggi da cucina affollabile. Poi le stanze, i bagni con docce in serie, la sala lettura e giochi. Il video. Dalle grandi finestre si domina quella che fu la casa dello scrittore Saverio Strati, premio Campiello 1977 per Mondadori con “Il selvaggio di Santa Venere”, ambientato in paese. Da qui si domina un paesaggio mozzafiato con uno Ionio imponente che sembra (e che è) a portata di mano, e che si staglia, azzurrissimo, su una distesa di querce e ulivi secolari, imbruttito solo dalla disarmonica crescita urbanistica tipica di queste parti. Alle spalle, l’immenso bosco di Campolico, fitto fitto di pini e abeti, che conduce in Aspromonte. Il sole batte forte su queste case e sull’unico pannello solare del paese (non si fa fatica a immaginare su quale stabile sia esso installato…). In tutta la provincia di Reggio se ne conteranno alcune decine, eppure il sole di qui basterebbe a riscaldare acqua gratis per tutti, e in tutte le stagioni. Come quella che sgorga, quasi fumante, dai rubinetti dell’edificio.L’oratorio (“preferisco definirlo laboratorio”)ospita periodicamente una sorta di consultorio per donne, alcune delle quali hanno trovato per la prima volta una psicologa o una ginecologa con cui confrontarsi. I ragazzi scrivono articoli su un giornalino che circola in paese e anche gli adulti li imitano: significativo per un paese che non ha mai avuto un’edicola, aggiunge il padre. Tutti gli vogliono bene. A gennaio qualcuno rubò il suo portatile . A sua insaputa in pochi giorni la gente, offesa dal gesto, raccolse oltre 4 milioni e gli fu regalato uno nuovo di zecca. Spesso durante l’anno i giovani volontari di Parre, che hanno lavorato sodo nella costruzione dell’edificio, e che qui fanno campi estivi, scendono per stare con i nuovi amici. Che sia sbocciato qualche amore (transpadano)? Lui non si sbottona e pensando agli amici bergamaschi scherza: “Certo, non riesco più a disfarmene…”. Box

“Mi piace pensare a questo laboratorio come a una opportunità che se uno vuole può utilizzare”. Padre Vincenzo Troletti ha 42 anni, è nato a Clusone ma viveva a Parre, dove ha lasciato una mamma e sei tra fratelli e sorelle e dopo una vita trascorsa in Africa. Prima che la sua Congregazione dei Monfortani lo inviasse nella Locride, era stato 11 anni nel Malawi: una parrocchia comprensiva di 35 chiese, 25 scuole, 4 laghi, tante zanzare. Fu subito malaria, che lo cacciò due volte in coma. Rimpatriato per motivi di salute (“ma ora mi sento un fiore”), scelse la parrocchia di S.Agata, un piccolo comune di poche centinaia di famiglie, confinante con Caraffa del Bianco, Samo e Casignana. Sulla costa, a 9 chilometri sorge la cittadina di Bianco: qui lui condivide un alloggio con un altro religioso. Il centro che ha creato è un punto di riferimento per giovani e adulti. Si vede che è contento della scelta, che sacrificherebbe solo con una (improponibile) ripartenza per l’Africa. Durante l’intervis ta alcuni ragazzi scaricano in cucina alcuni chili di pomodori grandi e grossi come la tavolata che verrà anche stasera. È orgoglioso, il padre, delle piccole grandi cose che ha fatto per i giovani di S.Agata. Ma ripensando a quelle cose si mette a ridere e mi offre una sigaretta. Dice: “Non sono cose che doveva fare un prete. Ma visto che nessuno le faceva …”. [vi.bra.]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...