La georeferenziazione, questa sconosciuta

Nelle mie seghe mentali riferite alle misurazioni dei percorsi, al GPS, al passo medio e istantaneo e blablabla, mi sono accorto che non si è mai parlato della precisione della georeferenziazione delle mappe (e analogamente delle ortofoto).

La geo cosa? Un attimo e ci arrivo!

Si da per scontato che le mappe e le ortofoto di Google siano perfette, ben geolocalizzate e sulle quali si possa “mettere la mano sul fuoco”.
Ma siamo sicuri di questa cosa?
In realtà, facendo un po’ di prove, si vede che le mappe (e analogamente le foto) di Google sono georeferenziate col lato B .

Innanzi tutto, georeferenziare una mappa significa attribuire alla mappa delle coordinate Nord/Est,  quindi applicare al punto d’inizio dei 2 assi cartesiani, in basso a sinistra, il valore 0;0, e calcolare per ogni punto presente nella mappa le misure in metri anziché il numero di pixel. Così facendo ogni pixel si porta dietro anche l’informazione su latitudine e longitudine del pezzetto di terreno che rappresenta.

Verifichiamo la qualità dell’assegnazione delle coordinate geografiche con un test.
Se la mappa è referenziata bene, quando inserisco le coordinate precise di casa mia (ammettendo che le conosca con precisione assoluta…), Google deve mettermi una bandierina sul tetto di casa.
Questa cosa non succede, e non è solo colpa del GPS che non rileva correttamente la posizione, ma anche della mappa su cui viene disegnato il punto (o la traccia) che risulta “traslata” rispetto alla posizione effettiva degli oggetti che rappresenta.

Quando ci lamentiamo che “il Forerunner mi ha mandato a correre nel fiume” non è tutta colpa del Forerunner, ma una parte della colpa ce l’hanno le mappe!

Cerco di spiegarmi meglio con un esempio pratico: durante una corsa che ho fatto la scorsa settimana sono passato sopra un ponte vicino a casa, l’ho attraversato, ho attraversato la strada, sono tornato indietro sul ponte dalla parte opposta e sono tornato a correre su un sentiero.

La traccia registrata dal mio ForeRunner 610 sovrapposta alle ortofoto di Google risulta così:

Nell’immagine si vede benissimo che la traccia è spostata verso il basso rispetto al ponte (ovviamente non è possibile che io fluttuassi nell’aria!) e vedendola così saremmo tentati di dare la colpa al GPS, che pur trovandosi in condizioni ottimali (cielo sereno, buona copertura satelliti, nessun albero a coprire la vista del cielo) ci ha spostato di qualche metro verso sud.

Ma siamo sicuri?
Sovrapponiamo la stessa traccia alle mappe di Bing, che provengono da una fonte diversa, sono georeferenziate diversamente e sono anche più aggiornate:

Risulta abbastanza chiaro che questa visuale è più vicina alla realtà: la traccia viene rappresentata quasi perfettamente sul ponte e quasi sovrapposta agli attraversamenti pedonali (che ho usato mentre correvo, per avere un riferimento).

Ma quindi chi ha ragione? Google o Bing? Il GPS va bene o no?

Mettiamo un ultima immagine, presa dal Portale Cartografico Nazionale (le ortofoto sono del 2000 mi pare), sempre con la stessa traccia:

Nonostante la foto sia di qualità inferiore e riporti meno riferimenti, è abbastanza evidente che il ponte è stato “centrato” dalla traccia, anche se c’è un leggero spostamento verso est.

In conclusione, se all’imprecisione “cronica” dei GPS da polso aggiungiamo anche la georeferenziazione approssimativa, arriviamo a conclusioni sbagliate: basandoci sulla prima immagine saremmo tentati di dire che la traccia del FR610 sia imprecisa, mentre gran parte dello scostamento è dovuto alla mappa sottostante e non al GPS.

Analizzando le mie tracce, le mappe migliori (e non potrebbe essere altrimenti) dal punto di vista della georeferenziazione sono quelle del Portale Cartografico Nazionale.
Al secondo posto, per ora, si piazza Bing, le cui foto sono anche più recenti e dettagliate (almeno per la zona dove vivo io).
Medaglia di bronzo per Google (che tradotto vuol dire che per ora fa cagare…).

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