Il Professionista – John Grisham

Ieri sera, su consiglio di un amico, ho iniziato la lettura de “Il Professionista” di John Grisham.

E’ un libro sul football NFL, mi ha detto.

A pagina 13 si legge:

[Finale AFC] I Browns sono in vantaggio diciassette a zero contro i Broncos a undici minuti dalla fine. Lo zero non rende neanche vagamente l’idea delle dimensioni del massacro dei Broncos, che dopo tre quarti hanno totalizzato ottantuno yarde in attacco e tre, dico tre, primi down

Non è un libro sul football… è fantasy…

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[NFL] Numero di giocatori NFL per ogni stato in base alla High School di provenienza

La Florida produce più giocatori NFL che gli ultimi 24 stati messi insieme, stando al riassunto dei roster del primo weekend NFL.

Quando si tratta di sfornare talenti NFL dalla High School, tra gli stati più prolifici ci sono Florida, California e Texas poi tutti gli altri ben distanziati.

I dati aggiornati dei roster di NFL.com mostrano che questi tre stati hanno messo in campo 673 giocatori nella settimana di apertura del campionato NFL.
In testa la Florida con 239, che è più della somma degli ultimi 24 stati di questa strana classifica (che trovate in fondo a questo articolo).

Non si parla solo di quantità nello stato delle Everglades, dato che nove All-Pros del 2015 sono di nuovo in campo quest’anno – Geno Atkins, Antonio Brown,
Patrick DiMarco, Devonta Freeman, Kahlil Mack, Brandon Marshall, Reggie Nelson, Patrick Peterson and Josh Sitton – tutti provenienti da high school della Florida.

California (220), Texas (214) e Georgia (119) sono gli unici altri stati a piazzare più di 100 giocatori in campo nella prima settimana.

Di seguito la classifica al completo:
239 – Florida
220 – California
214 – Texas
119 – Georgia
94 – Ohio
68 – Alabama
68 – Pennsylvania
62 – Louisiana
60 – North Carolina
58 – New Jersey
57 – South Carolina
50 – Virginia
49 – Michigan
46 – Illinois
39 – Maryland
33 – Missouri
32 – New York
34 – Tennessee
33 – Mississippi
29 – Arizona
28 – Wisconsin
26 – Provenienza da fuori degli Stati Uniti
22 – Washington
20 – Minnesota
18 – Indiana
18 – Oklahoma
17 – Connecticut
16 – Utah
16 – Colorado
16 – Oregon
15 – Kansas
14 – Arkansas
14 – Iowa
14 – Kentucky
13 – Nebraska
11 – Nevada
11 – Hawaii
10 – District of Columbia
8 – Massachusetts
7 – Montana
7 – Delaware
5 – Idaho
4 – New Mexico
3 – North Dakota
3 – South Dakota
2 – West Virginia
2 – New Hampshire
1 – Rhode Island
1 – Wyoming
0 – Alaska, Maine

Liberamente tradotto da:

[NFL] La squadra del “quasi”

Qualche pensiero sparso sulla NFL da un tifoso dei Miami Dolphins da Dan Marino in poi. 

Queste prime due giornate di regular season stanno mostrando questa faccia dei Delfini: la squadra del “quasi”.
Contro i Pats hanno “quasi” portato a termine la rimonta dal 21-0 del primo tempo.
Dopo aver “eliminato” Garoppolo hanno iniziato la cavalcata con due touchdown su lancio e uno su corsa del rookie Kenyan Drake al suo primo TD in NFL.
Sulle 29 Tannehill ha la giocata della vittoria, ma Mary è in vacanza, si conclude con un lancio corto e Hail Mary rimandato.
A parziale discolpa del numero 17 di Miami c’è la giornata no della difesa, colpevole di aver lasciato in mano ai Patriots un drive da 13 giocate che consuma almeno cinque minuti sull’orologio.
E fa niente se alla fine Gostkowski sbaglia il field goal: la difesa non ha fatto la sua parte.

Domenica scorsa in week 1 stesso copione a Seattle, dove hanno “quasi” portato a casa una vittoria, arrendendosi negli ultimi secondi dopo aver tenuto in scacco i Seahawks per 59 minuti.

In questa situazione c’è un Landry molto “scocciato”, per usare un eufemismo, viste le imprecazioni del dopo partita: “Questa ###### deve finire!”
Anche il cornerback Byron Maxwell non ci sta, “Dobbiamo giocare meglio, e portare a casa una vittoria. Tocca a noi vincere.”

Dopo la sconfitta di ieri siamo a 0-2, niente di irreparabile ma un brutto segnale in una squadra rinnovata soprattutto nel coaching staff.
Coaching staff che ha dato piena fiducia a Tannehill, QB che ha ancora il braccino che trema quando dovrebbe mantenere freddezza e lucidità, specie nel quarto finale di partita.

Chissà che in casa con Cleveland non si cominci a portare il record dalla parte postiva…

Togliamo il “comunque”

Ieri si sono conclusi i mondiali di pallavolo femminile.

Oggi, come sempre quando si chiudono grandi manifestazioni sportive, i titoli dei giornali mostrano la solita scarsa fantasia: se si vince, eroi, se si perde, “comunque bravi”.

Perché quando c’è una sconfitta deve esserci sempre un “comunque“? “Comunque grazie azzurre”, “Grazie lo stesso”, “Comunque ci avete fatto emozionare”.

Togliamo questo “comunque”, che sa tanto di premio di consolazione.

Grazie azzurre, perché siete scese in campo giocando la miglior pallavolo possibile (e chi dice il contrario non è mai sceso su un campo da gioco, non si gioca una semifinale mondiale con leggerezza, sottovalutando l’avversario).

Grazie azzurre, perché avete sopportato la pressione di giocare in casa, unita alle mille chiacchiere “da bar” dei presunti tecnici.

Grazie azzurre perché avete fatto tutto quello che potevate e anche di più…

Grazie azzurre perché avete perso: in una competizione solo una squadra vince, le altre danno tutto per poi, alla fine, tornare a casa senza aver vinto niente.

Grazie per le emozioni, per la bella (e anche brutta) pallavolo che ci avete fatto vedere.

Grazie perché al prossimo mondiale, o World League o quello che sarà, sarete ancora li, e noi pure, a tifare, arrabbiarci e applaudire, nei palazzetti o davanti alla TV, sia chi ha vinto che chi ha perso.

‪#‎conleazzurre‬ sempre!

‪#‎FIVBWomensWCH‬

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