Filastrocca del minuto di silenzio

Una poetessa che conosco molto bene (!) ha scritto questa filastrocca per spiegare ai bambini cosa significa il minuto di silenzio.

FILASTROCCA DEL MINUTO DI SILENZIO

Stiamo in silenzio per un minuto…
Cosa vuol dire? Chi si è perduto?
La mamma mi dice di spegnere tutto:
tivù, tablet, in segno di lutto…

Guardo fuori dalle mie tende:
questo silenzio un po’ mi sorprende…
Non sento più radio, né il televisore
e questo minuto mi sembrano ore.

Forse stiamo aspettando qualcuno?
No, non vedo arrivare nessuno…

Sento il mio cuore che suona il tamburo
Ora son fermo, lui batte sicuro;
sento il respiro, soffio leggero,
ma sulla Terra c’è un velo nero…

Tante famiglie non stanno bene
hanno dolore, non sono serene,
perché qualcuno è volato via
ci son tante lacrime e malinconia.

Senza rumore forse ho capito
cosa il silenzio mi ha suggerito:
il dono grande di questo minuto
è dare a qualcuno ancora un saluto,
è regalare un pensiero prezioso
che porti calma e un tranquillo riposo.

E tu, vento, porta alla Terra un messaggio:
se siamo insieme abbiamo coraggio!

Buon 2019!

Indovinami, indovino,
Tu che leggi nel destino:
L’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
Che avrà di certo quattro stagioni,
Dodici mesi, ciascuno al suo posto,
Un carnevale e un ferragosto,
E il giorno dopo il lunedì
Sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
Nel destino dell’anno nuovo:
Per il resto anche quest’anno
Sarà come gli uomini lo faranno.

Gianni Rodari

Buon anno 2019 a tutti, che sia come lo volete, fatelo bello, mi raccomando!

I veri fighi digitali

I veri fighi digitali sono i settantenni di oggi.

telephone_siemens_s62Nati nel ’46, subito dopo la guerra: a andar bene da piccoli avevano le scarpe smesse dei fratelli più grandi, a andar male giravano a piedi nudi.

Quando sono nati la televisione non esisteva, e quel poco di sperimentale che era stato fatto fino al ’39 andò perduto sotto i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Il telefono qualcuno ce l’aveva, ma mica neanche tutti, la Telecom era di la da venire, la SIP produceva elettricità e per avere un apparecchio telefonico a casa, in Lombardia ci si rivolgeva alla STIPEL.

Quando compiono vent’anni è tutto un fermento di innovazione e di benessere, i telefoni di casa si diffondono, le TV non sono più soltanto nei bar o nei locali pubblici ma la gente inizia ad averle in casa, nascono le prime televisioni “private” (o commerciali come si direbbe oggi). Le auto non sono più solo per ricchi.

Dopo altri vent’anni, ormai genitori, spuntano i computer, i telefoni portatili esistono ma questi si , sono una roba da ricchi: solo nei film di 007 ci sono telefoni sulle auto. La televisione è ormai diffusa in quasi tutte le case.nonne

Oggi questi stessi signori li incontri nelle sale d’attesa, dal medico, in posta, che tirano fuori il loro smartphone e iniziano a chattare su Whatsapp, magari col figlio che scrive loro che i nipoti li porta alle due invece che alle quattro.

In 40 anni hanno visto la loro vita trasformarsi: i viaggi farsi più brevi, le distanze annullate, le videochiamate, che erano roba da Star Trek, diventare pane quotidiano per vedere la nipote che vive in Finlandia o l’amico in vacanza a New York. E sono lì, col loro indice impacciato a digitare su una tastiera senza tasti (ormai è tutto touch!) messaggi alla moglie per decidere il pranzo e “ti serve qualcosa in farmacia”, magari derisi dal quindicenne a caccia di Pokémon.

Ma i veri fighi sono loro, sopravvissuti a un cambiamento davvero epocale, e scagliati nel mondo digitale. Loro che quando son nati manco sapevano di essere analogici…