Peter Higgs aveva ragione

«I think we have it. Do you agree?».
Rolf-Dieter Heuer, direttore generale del CERN

Dopo le notizie che forse Einstein aveva sbagliato tutto, che si sono rivelate invece figlie di un problema di connettori, lo scorso 4 luglio c’è stata la conferenza stampa di presentazione dei risultati ottenuti a LHC durante l’ultimo run di collisioni.

E la notizia storica è che è stato scoperto il bosone di Higgs, o meglio, che è stato individuato con un livello di significatività di 5 σ un eccesso di eventi di decadimento dovuti a un nuovo bosone nella zona di energia attorno ai 125 GeV (spero di averla scritta giusta…).
Ciò significa che l’eccesso di eventi osservato non dipende da un rumore di fondo ma da una particella che sistematicamente mostra quei processi di decadimento in quella zona di energia, e che ha caratteristiche molto simili a quelle previste dalla teoria di Mr. Higgs.

Ovviamente non avrete capito nulla… quindi vi rimando al blog di Marco Delmastro, che spiega in maniera chiarissima a noi comuni mortali quello che i ricercatori e gli sperimentatori hanno scoperto dopo 48 anni dalla sua teorizzazione. Se invece volete continuare a non capire nulla, andate avanti qui!

I neutrini tornano ad andare piano

A settembre tutti a esultare perché la notizia era troppo ghiotta: “Einstein aveva torto”, “neutrini più veloci della luce, scricchiola la teoria della relatività” e via così.

Tanto che anche l’allora ministro Gelmini ha fatto la sua brava figura di mmm.

Oggi si fa subito marcia indietro: un connettore in fibra ottica che non funziona come si deve  e una errata sincronizzazione degli eventi potrebbero portare a rivedere le misure.

Qualcuno dice che si tratta di un “banale errore tecnico“, ma se ci sono voluti 6 mesi per trovarlo tanto banale non è… o comunque non così facilmente individuabile.

In realtà non è ancora detto che sia tutto da buttare. Se ne riparlerà a maggio, con la ripresa delle attività di LHC e dell’invio dei fasci “corti” verso OPERA.

A difesa di OPERA va detto che misurare 60 nanosecondi già di per se è complicato (non è come misurare la velocità di un auto…) , trovare poi un errore di sincronia tra strumenti non parliamone… tanto più che l’esperimento non era stato concepito per misurare i tempi di volo dei neutrini.

E inoltre i portavoce di OPERA mica se ne sono usciti dicendo “abbiamo scardinato la teoria della relatività”, ma “abbiamo misurato questa anomalia in questo modo, aiutateci a capire se abbiamo visto giusto o abbiamo misurato male” (ok, forse non proprio con questo tono dimesso, e probabilmente potevano tenere un più basso profilo anche a settembre, ma il senso era quello).

Evidentemente non sono stati con le mani in mano ma hanno ricontrollato il tutto, e trovato un “possibile” errore.

Concludo con la traduzione del tweet sull’argomento di Marco Delmastro (leggetevi anche l’articolo, è illuminante!):

Quali lezioni possiamo trarre dalla faccenda dei neutrini superluminali:
1) la scienza è difficile
2) la scienza si corregge da sola
3) stringi bene i connettori

LHC: champagne!

E dopo tanto tempo, dopo aver fatto sparire i menagrami che parlavano di buchi neri artificiali senza sapere neanche cosa siano, senza il clamore mediatico dello scorso anno, ancora con qualche imprevisto, finalmente  ci siamo: le prime collisioni a LHC!

E il record di energia per battere gli americani di Tevatron è solo l’inizio.

Forza Higgs, fatti vedere! Al CERN aspettano di twitterarti

Higgs

LHC – seconda puntata

Dopo il clamore mediatico suscitato dalla “probabile fine del mondo” dovuta all’avvio del Large Hadron Collider, e qualche notizia riguardante i guasti riscontrati già nei primi giorni delle prove, del CERN, di Ginevra e dell’LHC non si ricorda già più nessuno…

Intanto però le riparazioni e la riprogrammazione degli esperimenti continuano, e la gente che ci lavora non si ferma: le cause dell’incidente sono state comprese, identificate e i danni sono in fase di riparazione.
Nel frattempo anche le zone senza danni sono state analizzate per prevenire nuovi guasti.

L’ ultimo magnete riparato e installato dovrebbe essere pronto a fine Aprile 2009.

Se volete approfondire vi consiglio di legger il blog di Marco, che al LHC ci lavora:
Report sull’incidente
Il piano “B”
Non ci sarà un piano “B”, ecco perchè

Evidentemente la fine del mondo non c’è stata

In questi giorni si parla molto dell’esperimento che si farà al LHC (Large Hadron Collider) che secondo alcuni genererà un buco nero che inghiottirà la terra.

L’esperimento è destinato alla ricerca della cosiddetta “Particella di Dio” o, secondo la nomenclatura ufficiale, del “bosone di Higgs”.
Per arrivare alla particella di Dio si è scesi 100 metri sottoterra e si è scavato un tunnel che è un cerchio perfetto lungo 27 chilometri. Nel tunnel verrà lanciato un fascio di protoni che correrà a una velocità che è il 99,9999991% della velocità della luce. Nel gigantesco “autoscontro” fra i protoni si scateneranno energie che normalmente si registrano solo nello spazio. Sottoterra la materia disgregata per un istante tornerà allo stato che aveva alcuni miliardesimi di secondo dopo il big bang.

Oggi ci sono solo esperimenti preliminari, mentre i primi scontri fra protoni avverranno le prossime settimane; per vedere la macchina funzionare a pieno regime bisognerà aspettare il 2009.

Qui potete trovare il video con la simulazione al computer dell’esperimento: ADN Kronos

E qui un documento in italiano che spiega dettagliatamente come le ipotesi catastrofistiche siano infondate: CERN

Stupisce come sempre l’enfasi data dai giornalisti alla teoria “distruttiva” mentre pochi accenni alle comunicazioni ufficiali del gruppo di scenziati.
Per farsi capire dalla gente comune, hanno anche realizzato un video rap per spiegare cosa avviene nell’acceleratore.

A chi chiede quali sono le finalità pratiche di una cattedrale della scienza costata 6 miliardi di euro, la maggior parte dei fisici risponde che proprio al Cern alla fine degli anni ’80 per gestire la gran mole di dati degli esperimenti fu inventato il world wide web.

Se volete dare una mano agli scienziati a riordinare la loro enorme mole di dati, esiste un progetto di computazione distribuita per donare il tempo libero del vostro PC: si chiama LHC@home e può essere gestito anche da vari Account Manager per questo tipo di progetti, quale ad esempio BAM.

Persino Google ha dedicato la sua immagine del giorno a LHC.

Altri link in ordine sparso:
Unico-Lab

Attivissimo

C’è anche una webcam per seguire gli esperimenti in diretta: CERN Webcast

Se state leggendo, niente buco nero.

Per ora.