Il tutto e il niente

Ripesco dal passato questo mio scritto pubblicato su “Cresciuto in Oratorio”.

Credevo di averlo postato sul blog, invece non l’ho più trovato… evidentemente ho solo pensato di farlo…

RACCONTO: Il “tutto e niente” di Igor Brusetti

In Oratorio non ho imparato nulla, ma ho imparato tutto.

Non sapevo suonare la chitarra, e non ho mai imparato, però mi sono appassionato alla musica e ho iniziato a suonare la tromba nella banda.

Non sapevo cantare, e non so cantare nemmeno adesso, ma ho fatto un sacco di recital, musical, canzoni coi bambini, sul pullman e sul palco.

Non sapevo recitare, ma mi hanno fatto calcare spesso il palcoscenico, da Giona nella balena a Giuseppe con Maria e il nastro isolante, e le operette, i recital con gli adolescenti.

Non sapevo cosa fosse un mixer, ma mi ci hanno messo dietro spesso, che fosse quello delle luci, dei microfoni, che fosse un occhio di bue o una macchina del fumo.

Non sapevo ridere, mi vergognavo ad esibirmi, ma con un corso di clownerie, son 30 anni che con gli amici di allora portiamo qualche sorriso in giro per palchi, feste e Oratori.

Non ho imparato niente, ma mi hanno insegnato a stare al mondo, a sopportare, a fare senza preoccuparsi troppo di chi guarda e critica, a donare senza aspettarmi niente in cambio, a dire le cose con chiarezza, a mandare giù certe volte, e a urlare certe altre.

Ho imparato tanto… e forse anche insegnato qualcosa.

Una volta eravamo emigranti

[In Francia] gli emigranti italiani arrivavano ancora in buon numero. Ricordo che alla fine degli anni cinquanta la Renault aprì un nuovo stabilimento per la produzione di automobili, e dalle varie regioni della penisola, non solo dal sud, arrivarono oltre 700 italiani.
E ci furono problemi. La Renault, in vista di quelli arrivi, costruì degli alloggi in un villaggio non distante dagli stabilimenti di Boulogne-Billancourt, con un sistema di pullman per trasportare avanti e indietro gli operai. Il fatto è che questo villaggio, di 1500 abitanti, si trova di colpo ad ospitare 700 maschi solitari, con un solo caffè biliardo… le ragazze sparirono, blindate in casa, e la popolazione inveì contro questi italiani, che avevano sconvolto la loro vita rubando case e posti di lavoro, mentre il parroco nelle sue prediche cercava di calmare gli animi spiegando che gli italiani non erano unni!
Un dejavù che oggi ci ricorda qualcosa.

Piero Angela, Il mio lungo viaggio: 90 anni di storie vissute

Fate musica

Un consiglio: fate musica, di qualsiasi tipo, ma fatela.
Lo consiglio soprattutto ai giovani che sentono di avere una predisposizione. Oggi si ascolta molta musica, ma se ne fa poca. Penso che le scuole, il sabato pomeriggio e la domenica mattina, dovrebbero mettere a disposizione degli studenti dei locali per fare musica insieme, di qualunque genere: jazz, classica, folk, cori alpini, eccetera. Nella seconda metà degli anni 90 avevo cercato sponsor che mettessero a disposizione degli istituti scolastici strumenti musicali e maestri, purtroppo senza riuscirci.
[…]
Per questo vorrei dire ai giovani: non aspettate che siano gli altri a fare le cose per voi, organizzatevi. Suonare insieme è divertente e anche educativo perché, specialmente nel jazz, si impara a essere al tempo stesso solisti e parte di un gruppo, conciliando individualismo e socialità. E poi, suonando con altri amatori, si conoscono persone di ogni ceto sociale. Anni fa, a Torino, c’era un famoso complesso jazz composto da un avvocato (sax tenore), un allevatore di vitelli (tromba), un assicuratore (vibrafono), un venditore di frutta e verdura al mercato (chitarra elettrica), un ingegnere (trombone a coulisse).

Piero Angela, Il mio lungo viaggio: 90 anni di storie vissute