Filastrocca del minuto di silenzio

Una poetessa che conosco molto bene (!) ha scritto questa filastrocca per spiegare ai bambini cosa significa il minuto di silenzio.

FILASTROCCA DEL MINUTO DI SILENZIO

Stiamo in silenzio per un minuto…
Cosa vuol dire? Chi si è perduto?
La mamma mi dice di spegnere tutto:
tivù, tablet, in segno di lutto…

Guardo fuori dalle mie tende:
questo silenzio un po’ mi sorprende…
Non sento più radio, né il televisore
e questo minuto mi sembrano ore.

Forse stiamo aspettando qualcuno?
No, non vedo arrivare nessuno…

Sento il mio cuore che suona il tamburo
Ora son fermo, lui batte sicuro;
sento il respiro, soffio leggero,
ma sulla Terra c’è un velo nero…

Tante famiglie non stanno bene
hanno dolore, non sono serene,
perché qualcuno è volato via
ci son tante lacrime e malinconia.

Senza rumore forse ho capito
cosa il silenzio mi ha suggerito:
il dono grande di questo minuto
è dare a qualcuno ancora un saluto,
è regalare un pensiero prezioso
che porti calma e un tranquillo riposo.

E tu, vento, porta alla Terra un messaggio:
se siamo insieme abbiamo coraggio!

Una volta eravamo emigranti

[In Francia] gli emigranti italiani arrivavano ancora in buon numero. Ricordo che alla fine degli anni cinquanta la Renault aprì un nuovo stabilimento per la produzione di automobili, e dalle varie regioni della penisola, non solo dal sud, arrivarono oltre 700 italiani.
E ci furono problemi. La Renault, in vista di quelli arrivi, costruì degli alloggi in un villaggio non distante dagli stabilimenti di Boulogne-Billancourt, con un sistema di pullman per trasportare avanti e indietro gli operai. Il fatto è che questo villaggio, di 1500 abitanti, si trova di colpo ad ospitare 700 maschi solitari, con un solo caffè biliardo… le ragazze sparirono, blindate in casa, e la popolazione inveì contro questi italiani, che avevano sconvolto la loro vita rubando case e posti di lavoro, mentre il parroco nelle sue prediche cercava di calmare gli animi spiegando che gli italiani non erano unni!
Un dejavù che oggi ci ricorda qualcosa.

Piero Angela, Il mio lungo viaggio: 90 anni di storie vissute

Perché continuare?

Ultimamente mi chiedo spesso se abbia senso tenere aperto il blog.

Quando ho iniziato nel 2006 ero più che altro incuriosito dalla parte tecnica, da come funzionava questo nuovo (per me) mondo dei CMS (Content Management Systems) che rendeva più semplice e rapido produrre contenuti di qualità senza sapere nulla di HTML, CSS e simili. Bastava scrivere.

In seguito è diventato una raccolta di pagine, siti, link, una specie di catalogo, di elenco di preferiti e di notizie da leggere. Poi è arrivato Google Reader, che hanno chiuso ma tanto c’era NetVibes, e Instapaper, che adesso per colpa del GDPR non funziona più, ma tanto c’è Pocket di Firefox…

Poi mi hanno rubato la bici, e quindi ho smesso di scrivere dei miei giri in MTB.

Adesso praticamente c’è un social per tutto (Facebook, Twitter, Instagram, vari forum, Goodreads o Anobii, il Nikon club, Garmin, Strava, SmashRun, Whatsapp, Telegram e compagnia) e tante volte ho pensato di chiudere il blog, non scrivere più che tanto scrivo anche altrove…

In effetti è già un po’ come se fosse chiuso, ci scrivo pochissimo, e cose molto brevi.

Ma lo tengo, tanto è servito sempre a me più che a qualcun altro… l’articolo più gettonato è ancora quello su Trilioni e triliardi… quindi…

A presto!